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Partenopeismi

Le bocche delle verità

Il sabato che ha preceduto l’attesissima sfida tra Napoli e Juventus è stato condito, una volta tanto, da poco formalismo e qualche pesante verità. A dispensarle, ci hanno pensato mister Sarri in conferenza stampa e il mai dimenticato Paolo Cannavaro che seppur non sia più il capitano della sua squadra del cuore continua ad avere un legame viscerale con la sua città natale.

Paolo al veleno

“Higuain è andato via da Napoli come un ladro. L’addio ci può stare, non mi piace giudicare le scelte altrui, però doveva metterci la faccia, dire alla città che si trasferiva a Torino e invece è andato via come un ladro. Non lo si può accettare”.

In un mare di ipocrisia e formalità, raramente saltano fuori dichiarazioni vere e sentite come questa e, quando accade, lo scalpore regna sovrano.

In effetti, al di là della rugosità della terminologia utilizzata, Paolo Cannavaro non fa altro che sostenere una sacrosanta verità. Chi vi scrive, seppur pervaso da un sentimento che sarebbe meglio chiamare risentimento, non ha mai criticato le scelte del Pipita, dettate da fattori personali e quindi insindacabili. Ma sulla forma dell’addio, per la tempistica adottata, per la repentinità dell’evento, per l’assoluta insospettabilità dello stesso, per la falsità che inevitabilmente è esistita nel periodo intercorso tra la spettacolare sforbiciata eseguita contro il Frosinone ed il mai avvenuto arrivo in quel di Dimaro per il ritiro pre-campionato successivo, ci sarebbe più di qualcosa da eccepire.

Un’accusa – quella dell’ex capitano del Napoli – che fa rumore, non solo perchè ridicolizza il collega nel più feroce dei modi, non discutendone affatto la scelta professionale (seppur dolorosa per tutti i napoletani), ma etichettandolo come un “senza attributi” al cospetto di una città abituata a metterci la faccia. Una sorta di pacifica sanatoria del destino che ha disunito i portatori di dignità da chi non ne possiede.

Sarri poco volgare, molto interessante

Alla verità di Paolo Cannavaro è seguita quella di Maurizio Sarri. Stavolta le parole poco eleganti non sono entrate nella sala che ospita da consueta conferenza stampa pre-gara tenuta dall’ex tecnico dell’Empoli. Al loro posto, dichiarazioni interessanti almeno quanto quelle esternate da Paolo Cannavaro.

“La Juventus è la squadra più forte che c’è in Italia e lo è in tutti i sensi, in tutte le espressioni che possono portare punti ad una squadra. Anche politiche, di rapporti, organizzative, ma l’aspetto principale è che loro sono i più forti tecnicamente”.

La dichiarazione ha destato scalpore in sala, dapprima tramutata in un imbarazzante silenzio, poi in un inevitabile tentativo di approfondimento del concetto da parte dei giornalisti presenti.

Sarri pensa la Juventus goda di maggiore “peso politico” che si tramuta in punti. Ma cosa significa?

Possedere peso politico vuol dire avere la capacità di imporre il proprio volere detenendo un vero e proprio monopolio della forza.

L’aspetto interessante è la caratteristica moderna del potere politico: la legittimità. Essa trova una giustificazione in quanto le sue direttive implicano un dovere moralmente obbligatorio ma non imposto. Più che la sola forza è “l’astratta possibilità del suo impiego” che rende obbligatori i comandi del potere politico.

In altre parole secondo Sarri la Juventus godrebbe di favori dettati dalla capacità di indirizzare eventi e decisioni senza obbligare nessuno a farlo.

Una lettura verosimile che meriterebbe senza ombra di dubbio un approfondimento specifico, ma anche una visione che sminuisce drasticamente tutte le letture infanganti che piovono su di un calcio che agli occhi dei tifosi sembra ormai privo di ogni stralcio di credibilità.

Il sabato delle verità è ormai alle spalle, da vivere con passione e trepidazione c’è la domenica che porta dritti a Napoli-Juventus. In questa ottica, Higuain al tappeto e Paolo Cannavaro in piedi ad esaltare le sue origini ci sembrano il preludio migliore al futuro prossimo del calcio partenopeo. 

 

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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