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Partenopeismi

La joya, il tormento e la gioia

Ti ritrovi in una calda serata di giugno a cenare con i tuoi cari cibandoti, innanzitutto, di serenità e pace. La finale di Champions League fa da sottofondo alla serata e non è altro che quello. Una bella giocata dei ventidue campioni scesi in campo non può che rendere più gustosa la cena.

Al gol del Real Madrid non mi scompongo, sono contento, mi godo “la giocata” di Ronaldo e pure la deviazione (forse influente) di Bonucci ma non esprimo gioia. Pronuncio solamente due fredde parole: “calma, è presto”. E come la più imbarazzante delle premonizioni di lì a poco arriva lo splendido pareggio di Mandzukic. Anche in questa occasione il tasto reazione è posizionato su off. La cena continua ad occupare la scena principale perlomeno,  fino al termine della prima frazione di gioco.

Il secondo tempo della finale – forse perchè goduta a stomaco pieno – diventa un escalation di emozioni. Innanzitutto cambia la mia prospettiva: dalla sedia al divano. Cambia anche la Juve, da intraprendente e coraggiosa a timorosa e soccombente. Forse, al mio desiderio più profondo, comincio a crederci ma il tutto è ancora imprigionato nell’inconscio: non me lo dico.

Al gol di Casemiro mi ritrovo danzante sulla sedia che avevo da poco abbandonato, al secondo di Ronaldo addirittura a gridare un sarcastico “forza Juve” dal balcone. L’emozione raggiunge i livelli vissuti in occasione della parata di Reina negli ultimi minuti di Roma-Napoli e gli ultimi 15 minuti di Juventus-Real Madrid diventano un frenetico conto alla rovescia.

Il triplice fischio finale certifica la mia totale adesione al movimento surrealista: le mie azioni e le mie parole sono frutto di un incontrollato automatismo psichico puro. La mia parte razionale, quella che di solito prevale, è annientata. Attendo le facce deluse e piangenti dei vari Higuain, Buffon e pure della D’Amico, irritante e subdola sostenitrice bianconera incapsulata per un anno intero in un pacchetto fasullo di imparzialità. Il regista non è un mio amico ma mi accontenta.

La gioia è tanta, almeno quanto la soddisfazione di condividerla con tutti coloro i quali, come me, hanno desiderato finisse così.

Giunge la notte. E l’inconsapevolezza viene a letto con me.

Al risveglio un senso di amarezza disturba il gusto del mio caffè. Ho quasi faticato a riconoscere quel signore che mi assomigliava tanto e che la sera prima si era così tanto accanito.

Ho sempre e solo goduto per le vittorie del “mio” Napoli; perchè mai farlo adesso per le sconfitte altrui, mi sono chiesto.

A scatenare la mia rude reazione non è stata la Juventus e nemmeno la parte corretta ed educata dei tifosi bianconeri. Per assurdo, se penso a loro, la sconfitta mi spiace pure.

A far scattare il godimento è stato il senso di emarginazione, denigrazione e frustrazione a cui è costantemente sottoposto il cittadino napoletano ogni qual volta mette piede allo Juventus Stadium.

E qui è scattata la riflessione antropologica che forse mi ha rovinato la domenica: il male genera altro male. Alle offese perpetuate non è facile rispondere con indifferenza. E’ arduo compito respingere la cattiveria umana e non consentirle di annidarsi dentro di noi tramutandosi in desiderio di vendetta. Sarebbe stato più opportuno, più bello, più nobile, riuscire ad essere un pacifico ed altruista tifoso italiano. Non ce l’ho fatta.

E’ giusto adesso essere pervasi da questo senso di colpa? Non lo so. So solo che la giornata non è cominciata nel migliore dei modi.

Ma le finestre di casa erano sigillate perchè in modalità notturna. Le ho spalancate solo adesso ed ho lanciato lo sguardo su di un orizzonte fatto di sole e cielo azzurro: una bellezza unica.

La percezione della realtà ha lasciato spazio al ricordo di un altro spettacolo: il Napoli di Maurizio Sarri. Goduria nella goduria. L’amaro di prima mattina è svanito: le bellezze napoletane, apprezzate o meno da coloro che non vivono qui, hanno reso ancora una volta speciale la mia giornata.

 

 

 

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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