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Partenopeismi

Una tangibilità inaccettabile

Un vocabolo ha violentato senza pietà per tutta la notte i canali acustici delle mie orecchie: perchè.

Perchè Pjanic non è stato espulso per doppia ammonizione a seguito di reiterati falli plateali? Perchè a Barzagli (che ha commesso lo stesso fallo di Vecino) non è stato riservato lo stesso destino dell’uruguaiano?

Lo so, non sono solo. La mia non è stata l’unica notte insonne. Ero in compagnia di milioni di tifosi del Napoli. Eravamo lì, uno accanto all’altro, ma impossibilitati a guardarci. I rispettivi sguardi erano fissi nel vuoto, increduli, sconfortati, avviliti.

Chi mi conosce lo sa, ho sempre sottostimato i piagnoni, i lamentosi, i lacrimosi per precostituzione, adesso mi ritrovo a smentire e criticare me stesso: la mia inguaribile vena sognatrice non può rimanere intatta dinanzi a ciò a cui ho assistito ieri sera.

Alle banali domande poste non posso che attribuire il senso della retoricità. A quelle domande esiste una sola risposta, si chiama volontà.

Il signor Orsato non ha voluto espellere i due calciatori. Lo dice un regolamento – quello del Giuoco Del Calcio – che stavolta non lascia agli arbitri la possibilità di sguazzare in quel vuoto cosmico chiamato interpretabilità.

Pjanic a seguito della prima ammonizione è incappato in tre falli reiterati meritevoli della seconda ammonizione.

Il fallo commesso da Vecino non poteva essere rivisto al V.A.R. in quanto non si trattava di un evidente errore arbitrale, ma di un fallo la cui gravità andava interpretata.

Quindi, qui non si tratta di commentare un errore arbitrale. Qui non ci si trova dinanzi ad un uomo che nella foga agonistica commette un errore di valutazione. Qui ci si trova dinanzi a due signori che comodamente seduti dinanzi ad un monitor decidono di intervenire pur non avendone il diritto.

A questi episodi non può seguire il silenzio, l’accettazione passiva.

In questo momento il pensiero è rivolto a tutta Napoli, ai bambini che nelle ultime straordinarie settimane ho visto piangere di dolore e di gioia con un’alternanza tipica dei temporali del nord Europa. Il sogno non può essere infranto così. La speranza non può essere calpestata in questo modo.

Vincent Van Gogh diceva: “Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno”.

Una frase che certifica il desiderio di affermazione di sè strozzato da una vita che non gliene ha dato l’opportunità e l’ha chiuso in se stesso.

Il Napoli e i napoletani sono immensi come il pittore olandese, ma senza ombra di dubbio meritano un epilogo diverso.

 

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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