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Politica Calcistica

Devastatori di passione

Calma. Calma.

Troppo facile far esplodere la bomba oggi e vederla, domani, trasformata in una leggerissima ma irritante bolla di sapone.

La sensazione è che in ballo ci sia qualcosa di molto grosso.

Quando si arriva a certe decisioni è evidente che la situazione sia molto seria e la proprietà reagisca per difendere gli interessi della propria azienda.

Con tutta probabilità, in casa Juve, sono in arrivo dei rinvii a giudizio.

E’ evidente che gli avvocati messi immediatamente in moto abbiano tra le mani sia le carte dei processi che le intercettazioni ed hanno scelto la strategia migliore per tutelare gli interessi del club.

E’ sicuramente l’inizio di un nuovo percorso. Percorso, appunto.

Ecco perché non è questo il momento dei titoloni da strapazzo, non è questo il momento degli articoli sensazionalistici, non è questo il momento di affidare a questo scenario la voglia di togliersi sassolini dalle scarpe.

La storia è storia: la Juventus non è sempre stata una società linda, immune da macchie, anzi.

Ma un conto sono le chiacchiere, le illazioni, le accuse, anche quelle formulate da fior di professionisti, altro sono le sentenze.

Nel 2006, la cassazione definisce “astrattamente condivisibile” il ricorso della Procura di Torino contro l’assoluzione di Giraudo e il dottor Agricola nel famoso processo sul doping, ma dichiarò scaduti i tempi e rigettò la richiesta di un nuovo appello.

Morale della favola?

Processo che vide gli interessati dapprima condannati in I grado, poi assolti in II grado e definitivamente assolti in appello perché – così recitava la motivazione della Corte di Appello del tribunale di Torino – il fatto non costituì reato.

Assolti anche dall’uso di Epo che – secondo l’accusa del PM Guariniello – sarebbe stata somministrata ai giocatori della squadra più scudettata d’Italia tra il 1994 e il 1998.

Giraudo fu solo condannato a duemila euro per violazione della legge 626 del ’94 sulla sicurezza sul lavoro.

Nel maggio dello stesso anno scoppia Calciopoli.

La bufera che coinvolse, tra gli altri, Luciano Moggi, nuovamente Antonio Giraudo ma anche Diego Della Valle, Claudio Lotito e gli ex designatori arbitrali Bergamo e Pairetto.

Le indagini nascono dalle intercettazioni della Procura di Napoli, un’inchiesta giudiziaria a cui si aggiunge quella sportiva.

Il terremoto portò anche alle dimissioni dell’allora presidente della Figc, Franco Carraro che è uscito poi completamente prosciolto dalla vicenda. 

Il Processo sportivo, dopo la sentenza di I grado emise le seguenti sentenze:

Juventus viene retrocessa in B con 30 punti di penalizzazione per l’anno 2006-07; Fiorentina in B con 12 punti di penalizzazione; Lazio in B con 7 punti di penalizzazione; Milan penalizzato di 44 punti nel 2006-06, penalizzazione di 15 punti per la stagione 2006-07.

La sentenza emessa a seguito del II grado di giudizio sentenzia quanto segue:

Juve in B con 17 punti di penalizzazione; revoca dello scudetto 2004-05 e non assegnazione del titolo 2005-06. Fiorentina penalizzata di 30 punti per la stagione 2005-06 e 19 da scontare in serie A per il campionato 2006-07; Lazio penalizzazione di 30 punti per il 2005-06, di 11 punti nel campionato di A 2006-07; Milan penalizzato di 30 punti per il 2005-06 (rossoneri in Champions) e di 8 da scontare nel 2006-07.

Condanna da molti ritenuta leggerina in rapporto alla colpevolezza emersa.

Ma pur sempre di condanna si trattò.

Successivamente, il nome della Juventus entra ma esce rapidamente di scena nel processo per il presunto esame “farsa” del calciatore Luis Suarez sostenuto il 17 ottobre 2020.

Il giudice per le indagini preliminari di Perugia Natalia Giubilei decise per il proscioglimento del legale del club bianconero, Maria Cesarina Turco, mentre rinviò a giudizio l’ex rettrice dell’ateneo umbro, Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri e la professoressa Stefania Spina.

Dagli atti trasmessi alla Figc non emersero elementi per provare condotte illecite da parte dei dirigenti sportivi bianconeri.

Juventus, dunque, nuovamente assolta.

Ieri, scoppia l’ennesimo caso giudiziario che vede coinvolta la Juventus.

Già a novembre 2022 il club bianconero riceve dalla Consob (l’organo di controllo del mercato finanziario italiano) la richiesta di invio documentazioni in merito al bilancio 2021. Gli approfondimenti previsti sono relativi a quella che viene definita correttezza contabile.

La Juventus dirama due comunicati stampa in cui da un lato conferma di aver inviato alla Consob tutta la documentazione richiesta per i bilanci sotto indagine da parte della Procura della Repubblica di Torino (che hanno portato alle accuse di falso in bilancio e non solo nei confronti anche di Andrea Agnelli, Nedved, Cherubini, Paratici e altri dirigenti) e, dall’altro, di aver rinviato nuovamente l’assemblea degli azionisti che sarà convocata il prossimo 27 dicembre.

Ieri, intanto, l’intero C.D.A. della Juventus si dimette.

Molto probabile si sia trattato di dimissioni indotte, mirate a sgravare da responsabilità un club quotato in borsa.

Ma quali sono le accuse? E cosa rischia la Juventus?

Il pool di magistrati che da un anno guida l’indagine Prisma ha puntato l’attenzione non solo sulle plusvalenze ma anche su quella che viene definita la “manovra stipendi”.

Secondo gli inquirenti emergerebbe una notevole differenza tra i risultati che sarebbero dovuti essere contabilizzati e quelli messi a bilancio al 30 giugno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Per quanto riguarda il bilancio 2019, l’accusa è di concorso in reato e manipolazione del mercato avendo iscritto a bilancio 49,7 milioni di euro di plusvalenze ritenute fittizie che avrebbero consentito di presentare un bilancio chiuso con una perdita di 39,8 milioni invece che di 84,5 milioni, con un patrimonio netto positivo per 31,2 milioni anziché negativo per 13,3 milioni. 

Sempre per il bilancio 2019, i soggetti sono accusati di concorso in reato e false comunicazioni sociali delle società quotate.

Le accuse per i dirigenti bianconeri non finiscono qui:

Concorso in reato e false comunicazioni sociali delle società quotate, gli altri campi di imputazione.

Si parla di accordo raggiunto con i calciatori e non reso pubblico che prevedeva la rinuncia ad una sola mensilità, con recupero certo ed incondizionato di tre mensilità nelle stagioni successive, con conseguente effetto economico e finanziario positivo, al più, per soli 22 milioni rispetto ai 90 milioni indicati dalla Juventus nel comunicato.

Si passa poi al bilancio chiuso il 30 giugno 2020, per cui Agnelli, Nedved, Paratici, Re, Bertola, Arrivabene, Roncaglio, Vellano e Gabasio vengono accusati di concorso in reato e di false comunicazioni sociali.

Sempre per il bilancio al 30 giugno 2020, inoltre, le accuse riguardano anche il concorso in reato e false comunicazioni sociali delle società quotate.

Secondo la Procura “le false comunicazioni sociali consentivano di celare l’erosione del capitale sociale” per quanto riguarda il bilancio 2019, mentre per i bilanci 2020 e 2021 “la diffusione di notizie false circa la situazione patrimoniale, economica e finanziaria consentivano di proseguire indebitamente la negoziazione del titolo in Borsa.

Per quanto concerne il bilancio chiuso al 30 giugno 2021, la Procura accusa nuovamente Agnelli, Nedved, Paratici, Bertola, Cerrato, Gabasio, Arrivabene, Roncaglio e Vellano di concorso in reato e manipolazione del mercato per aver diffuso notizie false proprio riguardo al bilancio: in particolare, secondo l’accusa sono stati inseriti 28,3 milioni di euro di plusvalenze fittizie derivanti da scambi e sarebbero stati omessi 27,5 milioni di costi legati al personale tesserato.

Anche per il bilancio al 30 giugno 2021 i dirigenti juventini sono accusati di concorso in reato e false comunicazioni sociali delle società quotate.

Infine, nei confronti dei dirigenti, la Procura ha aggiunto anche il capo d’accusa di ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanza nei confronti di Agnelli, Nedved, Arrivabene, Cerrato e Gabasio perché “al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza (da parte della Consob) avrebbero esposto fatti materiali non rispondenti al vero”, inoltre avrebbero occultato con altri mezzi fraudolenti fatti che avrebbero dovuto comunicare, con particolare riferimento alla manovra stipendi per cui i dirigenti avevano firmato 16 scritture private con altrettanti calciatori per il pagamento di complessivi 63,6 milioni.

Sono questi i campi di imputazione che possiamo definire “nuovi” perché quello relativo alle plusvalenze è chiuso con proscioglimento di tutti gli indagati, a meno che non emergano nuovi elementi indiziari.

In sostanza, per riaprire il caso, dovrebbero riemergere nuovi elementi attestanti l’effetto ricaduta di tali infrazioni sulle operazioni di mercato e l’iscrizione ai campionati.

E solo in presenza di un accertamento diverso che la Juve potrebbe incorrere nelle sanzioni relative a violazioni in materia gestionale ed economiche, regolate dall’articolo 31 del Codice di Giustizia Sportiva, quello che, cioè, prevede una sanzione (che può spaziare dalla “penalizzazione di uno o più punti in classifica, alla retrocessione all’ultimo posto in classifica del campionato di competenza e dunque il passaggio alla categoria inferiore, fino all’esclusione dal campionato con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore) se la falsificazione dei propri documenti contabili o amministrativi ovvero qualsiasi altra attività illecita o elusiva abbia consentito al club sotto inchiesta di ottenere l’iscrizione al campionato.

Milan e Inter, per gli stessi motivi, finirono sotto processo nel 2008 (con riferimento ai bilanci del 2004), ma vennero assolte perché il fatto non costituì reato.

Il problema, dunque, è la definizione scientifica del valore di un giocatore nell’ambito del calciomercato. Non esistono, insomma, parametri esatti per decidere che una valutazione sia falsa, visto il cospicuo numero di fattori e di condizioni che possono influire ai fini della valutazione.

A distanza di 13 anni dall’assoluzione delle milanesi, l’inchiesta riporta l’annosa questione delle plusvalenze negli uffici di una Procura.

Come finirà stavolta?

Difficile fare previsioni. Impossibile avanzare ipotesi, peggio ancora anticipare sentenze o giudizi.

Ci sentiamo solo di dire che non siamo animati da subdola felicità o velata cazzimma.

Non ce ne frega niente che fuori dall’aula, spalle al muro, vi sia la Juventus.

Queste notizie fanno male al calcio. Fanno male al cuore.

Perché il gioco del calcio, così come l’Isola di Ischia, sono bellezze estreme e incontaminate.

E’ sempre l’uomo che rovina tutto.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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