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Musica, Maestro!

In punta di piedi: così Tiemoué Bakayoko si inserisce nel roaster azzurro, agli sgoccioli del mercato. Di certo è ardito associare la discrezione a un ventiseienne di quasi due metri, eppure gli ultimi eventi suggeriscono questo. Tra il caos di Juventus-Napoli e relativi strascichi giudiziari, la notizia del mediano alle pendici del Vesuvio ha un che di etereo e surreale, sublimata dal lungo silenzio pre-tweet ufficiale e relative inquietudini che il trauma post-Soriano si trascina ancora dietro.

Al netto delle complicanze contestuali, il Napoli ha svolto una operazione ineccepibile: prestito secco dal Chelsea con parte dell’ingaggio pagata dai blues. Manovra ancor più lodevole se si pensa all’essenzialità del centrocampista nello scacchiere napoletano: la sua figura sarà, da oggi, responsabile e capro espiatorio di contrasti, caviglie scheggiate e cartellini sulla trincea di mediana.

Il ruolo dell’ex Milan sarà fondamentale all’economia del gioco di tutti i reparti: nel caso si voglia optare per un centrocampo a due, i muscoli e la coerenza di posizione asseconderanno l’anarchia tattica di Zielinski e Ruiz, sostituendoli a turno e rendendone più sereno il pensiero creativo. La presenza di una diga nella zona nevralgica del campo, sgraverà in parte le due mezzali da responsabilità di copertura, accrescendo le loro libertà in fase di costruzione. Discorso diverso sarebbe dover assecondare due centrocampisti del genere in una linea a tre, non proprio habitat ideale del francese che pure ha fornito buone prestazioni coi rossoneri in uno schieramento simile, ma supportato da un giocatore altrettanto generoso come Kessie. L’azzardo di una mediana conciliante sia il polacco che lo spagnolo, deputerebbe alla difesa il bilanciamento tattico, nella fattispecie allo schieramento di un esterno basso più “bloccato” come Hysaj. A conti fatti, l’arrivo del francese avalla il consolidamento di due centrali in mediana e una batteria di quattro giocatori offensivi a salire. Un modulo spregiudicato e forse non sempre attuabile, ma anche foriero di una ritrovata velleità all’imposizione del proprio gioco.

Più che per le qualità tecniche, a Bakayoko sono state mosse obiezioni riguardo il lato caratteriale. Proprio nella sua parentesi italiana, il centrocampista ha vissuto un diverbio tanto futile quanto chiacchierato con il collega Acerbi, figlio di un prolungato sfottò.

In merito a ciò, c’è solo una considerazione: nulla. Non c’è da discutere nulla. Un unico episodio, tra l’altro circoscritto a due interlocutori, non può e non deve condizionare il giudizio di un professionista. Se poi aggiungiamo che ad archiviare la disputa fu proprio il predestinato Ringhio, la faccenda non può che chiudersi prima ancora di porsi domande. Del resto, anche gli screzi col mister sono stati visti come un possibile deterrente all’esperienza partenopea, ma anche questo rappresenta un finto problema: se si andasse veramente a fondo nel bagaglio professionale di Gattuso, sapremmo che ben pochi dei suoi subordinati sono sfuggiti ai suoi chiarimenti schietti. Per cui in virtù di ciò, chi meglio di un suo “battezzato” può seguirlo nelle direttive di un compito così impegnativo?

Tutti possono mandarmi a quel paese, poi ci chiudiamo nello stanzino e vediamo. È una questione che voglio chiudere nello spogliatoio. Voglio parlare con la mia lingua, poi vedremo.

Contestualizzando il periodo storico, la società azzurra si è resa artefice di un miracolo casalingo: pur trattenendo Koulibaly e Mertens, ha investito con giudizio in un’era di recessione importante; l’arrivo quasi sottotraccia di Baka è un segnale forte e spiazzante di un cambio di rotta. Coi suoi 189 cm si attesta come il centrocampista più alto del reparto (alla pari di Ruiz che però dispone di attitudine e muscolatura diversa) e si rende manifesto di una squadra che vuole evolversi, non rinunciando all’immenso talento dei suoi uomini offensivi e al contempo cercando di stabilizzare una linea di metà campo piazzando una figura ordinata, statuaria, minacciosa quando serve. Tralasciando la solita, annosa questione degli esterni, l’inserimento di Tiémoué non può che confermare l’ambizione degli azzurri a riprendersi il palcoscenico a cui erano abituati, adesso più che mai.

Adesso che la batteria di attaccanti azzurri ha il suo John Bonham.

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Aspirante scrittore, ossessionato dal cinema, dal Napoli e dalla lettura. Precario emigrante in virtù dell’affitto da pagare.
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