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Visione monoculare

Qualcuno può negare al Napoli di aver avuto nel corso degli anni della gestione De Laurentiis una crescita esponenziale? Dipende.

Dipende di quale crescita stiamo parlando.

Dal punto di vista tecnico la gestione De Laurentiis è stata ottima. Sembra ieri, eppure, da quando l’imprenditore cinematografico è salito in sella al ciuccio sono passati ben diciassette anni durante i quali il livello qualitativo della squadra dal punto di vista della qualità tecnica è cresciuto costantemente. Questo nessuno può negarlo, nessuno si può permettere di togliere questo merito a chi ha gestito il club.

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I continui cali di tensione di cui soffre la squadra e la mollezza temperamentale che, soprattutto ultimamente, ha messo la squadra nella condizione di meritare aspre critiche, ci ha posto dinanzi ad un quesito:

l’indiscutibile crescita tecnica è stata accompagnata da un’ altrettanto palese crescita caratteriale? Si cerca una risposta ma si trova un divario.

La risposta è lapidaria: no.

L’aspetto caratteriale è rimasto una costante del club. Tutti bravi ragazzi, tutti docili, tutti poco forgiati alla sofferenza, poco inclini alla reattività emotiva. In questa squadra ci sono molti agnellini e pochi leoni, al di là degli effetti scenici.

La scaltrezza non fa parte di questo gruppo, anzi, non è mai entrata negli spogliatoi azzurri da quando Aurelio De Laurentiis detiene il club.

Non a caso, anche quando la tecnica ci ha portato in alto, anche molto in alto, abbiamo fallito gli appuntamenti importanti, quelli in cui bisogna mostrare gli attributi prima che sfoggiare il fioretto.

Il Napoli attuale dal punto di vista delle qualità tecnica ha poco da invidiare anche ai club che fatturano di più ma che viaggiano a velocità più sostenute soprattutto perché tra le fila hanno i Cristiano Ronaldo o i Lukaku.

Questa vetta che sfugge – dunque – forse significa altro, forse, vuol dire incapacità di sentirsi davvero grandi e investiti di una responsabilità importante. Vuol dire incapacità di reagire e prendersi ciò in cui si crede fortemente. La resa è sempre dietro l’angolo, il timore di non farcela, anche.

Lo si è visto anche ad Udine, gara che oggi fa poco rumore solo perché ha fruttato tre punti preziosi. Ma cosa è successo dopo l’erroraccio di Rrahmani? Per l’ennesima volta la squadra si è seduta, imbambolata, come a dire, vabbè, anche stavolta è andata male.

In questa squadra mancano gli scugnizzi.

Il Napoli ha poco di Napoli.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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