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Nessun dorma. Ma nessun dramma

Non ne facciamo un dramma, un pareggio che nelle previsioni non ci stava ma che, nel corso di un campionato, ci sta. Soprattutto in presenza di tante partite ravvicinate.

Ma alcune osservazioni critiche vanno fatte e le indirizziamo tutte verso mister Spalletti.

Il cambio modulo lo ci si poteva aspettare, l’utilizzo di Raspadori lo imponeva.

Un turn over, anche. Forse non così massiccio. Ma ci poteva stare viste le importanti e impegnative prossime partite contro avversari blasonati.

Quello che proprio non abbiamo compreso è l’utilizzo di calciatori improponibili in questa fase della stagione perché in clamoroso ritardo di condizione.

Ndonbelè non è ancora presentabile.

Olivera non ha più di un’ora nelle gambe.

Perché esporli ad una brutta figura e sottrarre alla squadra il supporto di cui necessita?

L’inizio è stato sottotono, il Lecce, alle prime battute giustamente impaurito, lo ha capito.

Il rigore parato da Meret ha dato la scossa necessaria, Elmas si elettrizza e fa gol.

Dopo, il nulla. Anzi, il nulla no, c’è stato uno stupendo gol di Colombo.

In casa Napoli le certezze vengono meno così come il ritmo gara. Il Lecce prende coraggio, si entusiasma e combatte con vigoria.

La retromarcia tattica di Spalletti, cronologicamente non tardiva, si imbatte su di una gara incanalata male.

Nel tunnel della nullità finiscono tutti i subentranti tranne Lobotka, che dirige alla perfezione un’orchestra ormai sgangherata.

I minuti finali consegnano una flebile speranza di vittoria, ma nemmeno il corposo recupero produce lo squillo.

Finisce in parità. Giustamente.

I due punti mancanti non sono la problematica più grave. C’è da ritrovare una convinzione che in tempi record era schizzata a livelli importanti.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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