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Editoriale

Roba da incoscienti

Juventus penalizzata e processo riaperto?

Noi non riusciamo ad esserne totalmente felici.

E’ troppo facile, troppo superficiale, limitarsi ad esultare per un provvedimento, seppur condiviso, desiderato, sperato.

E’ sbrigativo alzare il braccio e bacchettare i cattivi di turno.

Vero, stanno sempre loro in mezzo: prima Calciopoli, adesso Prisma. Uno schifo.

Non le sentenze, che contano, ci mancherebbe.

Uno schifo quello che è emerso, adesso come allora.

Uno schifo le intercettazioni, i colloqui tra gli interessati, il sistema sommerso.

Uno schifo l’arroganza, la presunzione, gli atteggiamenti corrivi, il sottobosco.

Uno schifo il messaggio veicolato a chi ascolta, a chi si immedesima, a chi rabbrividisce annusando merda, dall’alto del suo profumato stile di vita.

Uno schifo il prima e anche il dopo, con i protagonisti che sono regolarmente presenti in tv e radio, ad opinare e sminuire, a distanza di anni, la loro acclarata colpevolezza e a sponsorizzare la benevolenza di un andazzo generale che avrebbe meritato l’assoluzione di se stessi.

Uno schifo e basta. A prescindere da quello che decide la giustizia, meritevole di credito solo per il nome che continua a portarsi dietro.

Ragazzi, delinquiamo tutti? Allora non è illecito. E’ questo il messaggio che si continua a propalare, non la condanna e il disprezzo per chi ha sbagliato.

Il vero dramma è questo. Una catastrofe educativa che non tange più nessuno, che scivola via indisturbata creando danni ingenti dinanzi ad occhi di vetro.

Il problema è enorme. E’ di sistema, è culturale.

In queste ore, seppur si parli dei famosi “non colorati”, se ne odono di tutti i colori: venduti, ladri, mafiosi.

Magari è tutto vero. Magari non si sbaglia nessuno tra tutti quelli che lo pensano.

Ma noi vogliamo andare oltre.

Vogliamo andare oltre perché il mondo senza bianco e senza nero non è un mondo a colori.

La riflessione non va fatta (solo) sulla Juve. Dobbiamo chiederci in che mondo viviamo, quali sono i messaggi educativi che ricadono sui nostri giovani, sui nostri ragazzi, sugli uomini del domani.

La cultura del “che me ne fotte”, quella del “tutto a tutti i costi”, quella del “se ti fotto sono buono”, è dilagante.

Vogliamo rivolgerci ad un sistema, ad una cultura che ha inondato il Paese tutto, quella dell’inganno, dell’illecito, del torbido, dell’impunito.

Tutto ciò riguarda la Juventus, vero. Ma non solo. Saremmo disonesti.

Riguarda la vita di tutti i giorni, riguarda quello che si annusa, che si respira.

Siamo stufi del malaffare, che trasuda anime e corpi, che invade settori e ambienti, che tralascia e schiva solo qualcuno tra tanti.

Su cosa si regge il sistema calcio? Grazie a quali regole? Quelle che non esistono? Quelle create ad ok? Quelle che discriminano qualcuno e premiano altri privilegiando logiche clientelari?

Qualcuno ci venisse a spiegare perché il Chievo Verona è sparito e tanti altri più blasonati club sono ancora lì, con debiti più corposi, con colpe non meno gravi.

Non ci costringete a fare l’elenco delle incongruenze, sarebbero troppe.

Non ci fate fare nemmeno l’elenco nelle nefandezze, dovremmo citare troppe compagini.

E non ci fate nemmeno esprimere su titoli del genere, pubblicati su di un quotidiano nazionale che invece di raccontare fatti, ne mistifica il senso.

Da lavoratori della comunicazione raccontiamo che, al momento, la Juventus è penalizzata e in attesa del ricorso che ha il diritto di esercitare.

Da tifosi del Napoli stiamo godendo come ricci.

Da amanti di un mondo migliore per i nostri figli siamo schifati e preoccupati.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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