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Campo

Segnali straordinari

Il brivido è quello giusto.

E’ quello che ci voleva.

E così è stato. Forse perché siamo giovani e inesperti. Forse perché può capitare. Forse perché è così che funziona.

Una gara cominciata al piccolo trotto, nelle gambe degli azzurri si sono continuate a vedere scorie di stanchezza viste nella gara precedente.

Ma lì davanti c’è un calciatore che ha una voglia matta di lottare, di vincere, di esultare, di gioire.

Ed attende appena 15° minuti prima di toccare il cielo prima con la testa e poi con il cuore.

Una timida Udinese accusa il colpo, riavvolge il nastro che racconta le precedenti esibizioni del Napoli e si spaventa.

Il raddoppio di Zielinski è una perla ad effetto.

Quello di Lozano un assist al bacio.

La giocata di Osimhen che dà il via al tutto l’emblema della sua frenesia agonistica.

Si va al riposo dopo aver già riposato in campo.

La ripresa sembra una gara di allenamento, sia nei ritmi blandi che nelle giocate, rare.

Al minuto 58° un sussulto.

L’Elmas che non ti aspetti ne realizza uno che ricorderà per tanto tempo. Complimenti a Spalletti che si è fatto scivolare addosso anche il tweet della panchina e, seguendo le sue priorità, ha dato spazio e modo anche al macedone di salire sul carro dei gratificati.

La partita sembrava finita.

E invece, che è Succes?

Il nigeriano della sponda sbagliata serve a Nestorovski un assist di petto stupendo. La rasoiata del macedone è imparabile.

Una rete casuale in una gara già vinta?

Niente affatto.

Quel gioiellino tedesco che al Napoli piace tanto tanto approfitta del regalo di Natale anticipato di Kim e accorcia ancora.

Il Napoli è in ferie.

Qualcuno è già al mondiale. Qualcun altro pensa a come rilassarsi dopo un periodo infernale.

Gli ultimi otto minuti più recupero sono un secchio di acqua gelata nel bel mezzo di una pennichella pomeridiana: occhi sgranati e cuore a mille.

Giocate finalizzate al tener palla si alternano a quelle che inneggiano i parroci di tutta Napoli e Provincia.

Per fortuna passano. Fino a quando preso dal panico urlo: “suona!!” invece che “fischia!”. Deformazione professionale.

Dunque, dodici minuti finali pregni di significato.

L’abbiamo vinta. Ci siamo spaventati. Abbiamo capito che non bisogna fermarsi mai.

Quando siamo in vantaggio di tre gol e nemmeno quando siamo in vantaggio di 11 punti.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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