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Napoli, adesso l’esame più difficile

Il pronti-via se lo gode solo chi è allo stadio. Da casa, solo bestemmie. E non sono quelle destinate ai calciatori azzurri colpevoli, comunque, di un inizio ballerino.

Dazn non funziona, si impalla, non trasmette. Scandaloso davvero nell’era che esalta la tecnologia.

Lukaku invece, sul campo, esalta l’Inter.

I rischi corsi nei primi 4 minuti, passano tutti per mano sua. Anzi, per i suoi piedi.

Poi, alla distanza, si spegne.

La fortuna e l’imprecisione neroazzurra – comunque – ci premiano. Il tabellino resta invariato.

Per fortuna a non rimanere invariato è l’atteggiamento degli azzurri che, senza affrettarsi più di tanto, alzano piano pianino la testa.

La produzione offensiva resta blanda ma il baricentro, almeno quello, si alza.

Gli azzurri accorciano il campo e riescono a tenere l’Inter a debita distanza.

Il centrocampo azzurro gira abbastanza bene, in fase di possesso nella metà campo avversaria Anguissa, talvolta, rimane basso per consentire a Lobotka di salire ed offrire la sua qualità tecnica al fronte offensivo, ma non basta.

Gli esterni alti non si accendono, mai.

Politano e Osimhen ancor meno del georgiano.

Il contributo degli esterni bassi è appena sufficiente.

I migliori sono i due centrali e un Meret che, fuorigioco a parte, blocca una palla al minuto 41° che ha il sapore del miracolo.

La ripresa ricomincia con la speranza nel cuore di rivedere quantomeno sprazzi di un Napoli tutto nuovo.

E invece, di nuovo, appena dieci minuti dopo, vediamo un Osimhen capace di mangiarsi un gol grosso quanto una casa.

E’ il presagio al peggio che arriva al minuto 56°: svarione di un recuperato Rrahmani e Meret è fritto.

Segue l’amarezza più grossa: la mancata reazione degli azzurri.

Kvara delude e viene sostituito.

Osimhen resta non pervenuto fino alla fine. Abbiamo avuto nostalgia finanche delle sue consuete reazioni scomposte e polemiche.

I cambi non cambiano nulla. Finisce così.

Gli azzurri perdono senza produrre quasi nulla contro una squadra che ha giocato una gara semplicemente normale.

Il problema non è la sconfitta.

Una sconfitta che, sul campo di una delle squadre più attrezzate del campionato, ci può pure stare.

Il problema, adesso, è andare a spiegare ai calciatori azzurri che, purtroppo, dopo i successi pomeridiani di Milan e Juventus, è accaduto esattamente ciò che tutti i napoletani speravano non accadesse.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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